Farmaci, efficaci e senza effetti collaterali a basse dosi

I farmaci possono essere efficaci e senza effetti collaterali a basse dosi. In particolare se parliamo di principi attivi naturali e molecole biologiche di solito non presi in considerazione il dovuto quando si parla di terapie. Alcuni studi condotti recentemente su diverse patologie, dimostrano che meritano attenzione.

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Basso dosaggio non significa per forza “inefficace”. Soprattutto per ciò che concerne la malattie infiammatorie, sia ti tipo cronico che acuti. E neuropeptidi, fattori di crescita, ormoni e citochine tra i tanti, stanno aiutando a plasmare un nuovo approccio terapeutico che può rivelarsi di ottimo supporto al processi clinici già in uso. In particolare i ricercatori hanno potuto verificare come buoni risultati in tal senso possano essere raggiunti sia in caso di coronaropatia stabile sia di endometriosi. Minori dosi sul lungo periodo, in alcune patologie, possono tradursi in maggiore efficienza e meno effetti collaterali.

Farmaci low dose e coronaropatia

Grazie ad uno studio osservazionale retrospettivo del prof. Massimo Fioranelli, specialista in Cardiologia, Direttore del Centro Cuore della Mater Dei di Roma è stato possibile verificare come l’uso dell’Arnica Compositum-Heel, in overlapping con la terapia standard possa aiutare a rendere più efficace quest’ultima in caso di coronaropatia stabile, limitando l’incidenza di sindrome coronarica acuta ed infarto. Osservando 44 pazienti divisi in due gruppi, uno trattato secondo le linee guida standard e l’altro con l’aggiunta del farmaco low dose, è stato possibile verificare rispettivamente il sopraggiungere della sindrome nel 16% dei casi (con il verificarsi di un infarto, N.d.R.) e nel 5,6% senza il manifestarsi di alcun arresto.

Citochine, ormoni ed endometriosi

Si è allo studio dell’effetto dei farmaci low dose anche per ciò che concerne l’ endometriosi: il prof. Fiorenzo De Cicco, specialista in Ginecologia presso il Policlinico Gemelli di Roma, ha portato all’attenzione degli specialisti presenti all’ultimo incontro dell’Associazione Medica Italiana di Omotossicologia (A.M.I.O.T.),  i risultati pre-clinici di uno studio coinvolgente le citochine nel trattamento della patologia. Va sottolineato che questa malattia presenta tra le sue caratteristiche anche un’infiammazione cronica di bassa intensità ai danni del tessuto dell’utero: ed è proprio per questo che si sta agendo nella somministrazione di bassi dosaggi di Interleuchina 10 insieme al progesterone (cura standard), sempre in basso dosaggio. Sarà interessante vedere cosa comunicheranno i primi dati del trial che inizierà a breve in tutta Europa.

Sherry Yates Young

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