Malattia di Lyme, antibiotici inefficaci?

Antibiotici inefficaci contro la malattia di Lyme? Secondo una ricerca condotta dagli scienziati della Radboud University Medical Center in Nijmegen, in Olanda, la risposta sarebbe positiva: un uso sul lungo termine degli stessi sulla patologia cronicizzata non porterebbe a miglioramenti sostanziali.

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Entrando nello specifico dello studio condotto, è stato possibile verificare come 12 settimane di terapia antibiotica abbiano mostrato di non avere effetti positivi nel combattere i sintomi sperimentati in maniera cronica da pazienti che avevano contratto la patologia. Il campione di riferimento dello studio conosciuto sotto il nome di “PLEASE” è il più ampio mai eseguito finora sui pazienti affetti dalla malattia di Lyme ed ha coinvolto nella sperimentazione 280 persone.

I ricercatori hanno sottoposto i malati ad una terapia antibiotica a base di doxiciclina in combinazione con claritromicina e idrossiclorochina, dividendoli in due gruppi: uno ha assunto i medicinali e l’altro un placebo. Sottoposti ad un questionario specifico sulla propria qualità di vita e il grado di miglioramento, entrambi i gruppi hanno prodotto punteggi simili: nessun cambiamento rilevante è notato. Come ha sottolineato il dott. Bart Jan Kullberg che si è occupato della sperimentazione:

I pazienti non hanno riportato nessun beneficio dalla lunga terapia antibiotica in comparazione con quelli che hanno invece assunto il placebo.

E se una terapia antibiotica specifica è in grado di curare la malattia nella sua fase acuta, non può niente (a quanto pare, N.d.R.) contro il cronicizzarsi di alcuni problemi che la stessa lascia nei pazienti. Non solo: nel corso della sperimentazione coloro che hanno assunto gli antibiotici hanno mostrato, in alcuni casi, effetti collaterali derivanti dall’assunzione del mix di medicinali. Al momento, secondo i ricercatori, non è possibile comprendere le cause che portano alcuni malati a cronicizzare parte della sintomatologia.

I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista di settore New England Journal of Medicine.

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